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日志


0.1 Just Frììends

Come se fosse facile. Sbattei la porta e mi lasciai andare di schianto sul letto della mia camera. La mia vita stava prendendo una brutta piega. Stavo cominciando seriamente a progettare di uccidere mia mamma, per me, la donna più insopportabile del pianeta, il ragazzo che mi piaceva non mi degnava di uno sguardo, mi stavo convincendo di rasarmi a zero per mettermi una parrucca con capelli liscissimi. Ma la pena più grande che stavo affrontando in quel momento era che al mio migliore amico Joshwa piaceva una smorfiosa con manie di grandezza, che lo usava come una pezza da piedi. Cazzo. Ma non te ne accorgi di come ti tratta? Improvvisamente cominciarono a scendere delle penose lacrime sul mio volto. Perché piangevo? Ovvio. Come fa a piacergli quella? Tutti i tormenti che mi attanagliavano facevano si che piangessi non per una sola cosa, ma per tutte contemporaneamente. Un grosso peso sullo stomaco che non aveva vie d'uscite. Doveva rimanere lì, per sempre. Perchè?

Non mangiai nemmeno quella notte, non avevo fame e non avevo voglia di far finta di essere felice davanti a tutta la famigliola assortita. Mi raggomitolai sotto le coperte, convinta che fosse solo un incubo e che tutto sarebbe scomparso, anche io.

All'improvviso fui svegliata da uno strano rumore che proveniva dalla finestra. Guardai l'orologio sul comodino. Erano le due di notte. Non avevo nessuna voglia di alzarmi, le mie forze si erano azzerate. Quando, però, il rumore si fece più intenso, dovetti alzarmi per forza. Cazzo. Chi è a quest'ora? Mi affacciai. Era Joshwa. Di nuovo lacrime. Mi asciugai in fretta gli occhi, ma non bastò a molto, pensai al trucco sciolto sul mio viso. Arghhh.

< Ehii Jude, ma che stavi facendo?> Bisbigliò. La luna piena splendeva come non mai quella notte, splendida.

< Stavo dormendo, come tutti i normali esseri umani Joshwa, che ci fai qui? > Tirai su con il naso. Non ci voleva. Se ne sarebbe accorto. < Non dovevi essere al ballo di primavera con “Brittany”? > Dissi il suo nome con una smorfia di disgustosa disapprovazione. Tirai di nuovo su con il naso. Cazzo. Jude. Allora vuoi che se ne accorga?. Si.

< E' successo un casino Jude, avevi ragione tu, hai sempre avuto ragione...è un'emerita...Jude? Jude stai piangendo? Aiutami a salire. Subito > Ok, adesso stavo piangendo a dirotto. Non sapevo se era felicità o altro.

Quando entrò in camera si sistemò difronte a me e nessuno dei due parlava. Lui mi fissava e io ricambiavo, continuando a piangere come una fontana.

Improvvisamente mi abbracciò.

Fu un abbraccio lungo e tenero. Mi teneva stretta e tra le sue braccia nulla più poteva far paura, nulla sembrava così deprimente quando c'era lui.

< Jude > Pronunciato da lui, il mio nome sembrava più delizioso, di quanto non lo fosse < Jude, m-mi dispiace.>

< E...di cosa? > Mentii spudoratamente e tirai su col naso.

< Jude, non fare la bambina, perchè credi che sarei venuto da te stasera, dopo quello che mi ha fatto “Brittany Fattinculo”? > Sorridemmo entrambi.

< Perchè io sono la seconda scelta? > Ammisi. Ormai aveva capito tutto.

Eravamo ancora abbracciati, mi accorsi che indossava ancora lo smoking.

< Me lo rinfaccerai a vita, vero? Scusa, Jude. Sono un idiota...O almeno ero un idiota, perchè adesso sono qui. Pensavo che avrei rovinato la nostra amicizia. Solo adesso l'ho capito, avrei dovuto averlo fatto tempo fa, ma ero troppo occupato a...a stare dietro a persone false e bugiarde...Tu sei diversa e se adesso non mi accetterai, lo capirò benissimo > Mi teneva ancora abbracciata, ma adesso mi guardava negli occhi. Non sapevo cosa dire.

< Accettare cosa? >

< D-di...ehm...stare...ehm... c-con me...> Era in imbarazzo. La cosa cominciava a piacermi.

< Stare con te...> Mi fermai per trovare le parole giuste <Non aspettavo altro>

< Spero tu non abbia aspettato troppo> ribadì.

< Nulla in confronto a questo momento> arrossii come una povera stupida. Ma nessuno dei due rideva.

< Ti si è sciolto tutto il trucco.> Disse guardandomi alla luce della luna.

< Si, è che...bé stavo piangendo...e...>

< Per colpa mia, non me lo perdonerò mai. > Disse, con tristezza. No, non sopportavo vederlo così.

< No, non pensare nemmeno un secondo a una cosa del genere...e poi...ti ho già perdonato. > Gli sorrisi e lui fece lo stesso. Un brivido mi attraversò, cominciava a fare freddo fuori dal letto.

< Scusa, sono venuto qui senza avvisarti.> Si scusò.

< Si, magari mi sarei preparata meglio> Mi guardai e rimpiansi di avere addosso una maglia a bretelle corta e il paio di pantaloncini del pigiama. Non osai pensare alla condizione dei miei capelli.

< Mmm...ti va di metterci sotto le coperte?> Mio dio.

< Ehm...sì, insieme? > Ammisi. Come poteva solo pensare ad una cosa del genere.

< E perchè ti spaventerebbe l'idea? L'abbiamo sempre fatto.> Si, aveva ragione, ma da amici. Adesso era diverso.

< Si...ma da amici, è una cosa totalmente diversa ora...>

< Pensi davvero che io stia con te per metterci sotto le coperte e fare altre cose che non potevamo fare da amici? >Ok, la discussione cominciava a farsi un po' rovente.

< Appunto, adesso siamo...fidanzati> Riuscire a pronunciare quella parola fu un sollievo.

< Bè e allora? Questo non cambia niente, lo faremo quando saremo pronti. Di certo non stasera> Rispose.

< Ok, allora...ehm...mi fido> Cambiamo discorso, ti prego.

Si tolse la giacca e ci sistemammo sotto le coperte.

< E se entrano i miei? Prima hai fatto un baccano enorme alla finestra. > Però, com'erano cambiate velocemente le cose, tra il prima e il dopo. Stentavo ancora a crederci. Forse era solo un sogno. Ma, nonostante ciò, non volevo svegliarmi per nulla al mondo.

Sorrise.

< Hai ragione, dobbiamo mettere fine a questa relazione, è troppo rischiosa > Sorrise ancora. Forse per farmi capire che stava scherzando. Ovviamente. Una vocina rise istericamente nella mia testa.

< Si assolutamente> Stetti al gioco.

< Troppo sospetti, questa relazione clandestina, non porterà a nulla>

< E' un grosso errore> Risi.

< Un grossissimo errore. Se solo l'avessi capito prima> Si fece improvvisamente più serio < Non sarei rimasto qui ad arrovellarmi su come riuscire a stare lontano da te, dai tuoi occhi...> cominciò ad accarezzarmi il labbro inferiore con il pollice. < E dalle tue labbra...> Anche se era buio mi accorsi che mi stava parlando a pochi centimetri di distanza. Santi numi. Santi grandissimi numi.

< Infatti> feci per distrarlo < E' una tentazione troppo forte, non credi? >

< Sì, e non sai da quanto tempo aspetto questo momento> Ammise.

< Spero che tu non abbia aspettato troppo> Sorrisi.

Si fece sempre più vicino, esitante della mia reazione. Non sentivo più nulla del mio corpo, solo le sue mani che, inaspettatamente, scivolavano sul mio viso e lo afferravano con forza, mi sentii ribollire il sangue nelle vene.

Non stava più esitando e nemmeno io, in quel momento mi sentii come un essere molle che non poteva far altro che arrendersi difronte ad una tale forza. Le mie labbra bruciavano sulle sue, muovendosi sinuosamente in sincronia. Improvvisamente le mie mani andarono ad aggrapparsi ai suoi capelli. Dovevo stringerlo a me per confermare a me stessa che quello no, non era affatto un sogno. Quando finalmente si allontanò con dolcezza da me, mi guardò negli occhi. Quanto amavo quegli occhi.

< Ti amo...e non sai quanto, adesso che ti ho scoperto> Il mio rossore non era affatto sparito, anzi aumentò notevolmente, cominciava a fare un po' caldo con lui sopra di me.

Lo riavvicinai alle mie labbra e mi baciò una, due, tre volte...non ne avrei avuto mai abbastanza e poi...dovevamo riempire tutto il tempo perduto.

< Io ti ho sempre amato, ma adesso è diverso, è una cosa più grande di me, credo che scoppierò> Dissi mentre mi baciava sul collo. Santissimi numi.

< Bè, allora scoppieremo in due.> Riprese a baciarmi.

Mi spiegò quello che era successo con Brittany e di come lo aveva umiliato portando un altro al ballo. Mi giurò che anche lui era innamorato di me, ma per paura di rovinare la nostra amicizia, non me lo aveva mai voluto confessare. Quel peso sullo stomaco si sarebbe presto dissolto.

Ci addormentammo poco dopo, l'uno accanto all'altro.

Adesso sarebbe stato tutto diverso.


THE END

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